Mostra — 25 Marzo 2026
Maira Alejandra Cialone — Annalisa Conte
Un invito a situarsi. La stampa serigrafica come strumento per restituire al femminile il diritto alla propria auto-narrazione e per dimostrare come il sistema patriarcale non agisca solo attraverso leggi o strutture sociali, ma soprattutto tramite parole, slogan e modelli interiorizzati passivamente.
La mostra intende valorizzare la riappropriazione della narrazione del femminile e la critica al sistema patriarcale e ai suoi dispositivi linguistici. Non si tratta solo di denunciare gli stereotipi radicati nel nostro immaginario quotidiano, ma di plasmare un rinnovato orizzonte semantico. Le opere mostrano come il patriarcato agisca anche tramite parole, slogan e modelli normalizzati ed interiorizzati passivamente. Ciò avviene mediante l'utilizzo di ironia e sarcasmo, strategie di sovversione in grado di disarmare i discorsi dominanti e renderne visibile l'assurdità.
La scelta consiste proprio nello smontare e riutilizzare un determinato tipo di linguaggio, trasformandolo in uno strumento di critica consapevole. A tale scopo risulta fondamentale la serigrafia, tecnica scelta con piena consapevolezza teorica prima ancora che estetica. La stampa serigrafica, per sua natura, implica un processo di riduzione, di selezione e di estrema precisione: ogni elemento superfluo viene eliminato, ogni dettaglio accessorio rimosso, fino a lasciare emergere un'immagine essenziale e lapidaria. Tale procedimento diviene metafora dell'urgenza di giungere al nucleo più autentico dell'esperienza femminile, liberandola dalle stratificazioni ideologiche che per secoli ne hanno deformato la percezione.
In questa prospettiva, la mostra si collega idealmente alle esperienze della Poesia visiva sviluppatasi a partire dagli anni '60, richiamando ricerche di artiste quali Ketty La Rocca e Lucia Marcucci, figure fondamentali per comprendere il rapporto tra linguaggio, potere e identità di genere. Parola e immagine non si limitano a coesistere, ma entrano in un rapporto dialettico e talvolta conflittuale. La consapevolezza è la medesima: il linguaggio non è mai innocente, poiché al suo interno si esercitano poteri, si costruiscono identità e si legittimano gerarchie.
La mostra intesse un sottile legame con la storia recente, evocando momenti cruciali dell'emancipazione, come la vicenda di Franca Viola o la conquista del suffragio femminile. Tali riferimenti non sono celebrativi ma servono a ricordare che i diritti sono processi in continua negoziazione, mai definitivamente acquisiti e di conseguenza costantemente necessitanti di protezione.