Mostra — 28 Gennaio 2026
Milena Sofkova Ignatova — Sebastiano Bacci
Un appuntamento che invita a credere nel potere femminile e nella performatività del corpo. Attraverso fotografia e installazione, la mostra dà vita ad una riflessione sul desiderio, un'energia rivoluzionaria che, insinuandosi tra le pieghe dell'agire umano, permette di analizzare forme di propaganda e stereotipi innestati celatamente nella nostra quotidianità.
In L'Anti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia del 1972, Gilles Deleuze e Félix Guattari descrivono il desiderio in quanto impalpabile dispositivo che garantisce ordine tra corpo, società, pensiero e mondo. Esso viene ben presto associato al concetto di macchina desiderante, ossia l'unità base per poter dar vita ad ogni forma di creazione. Tutto è un flusso, tutto è costituito da macchine di differenti tipologie. In tale quadro, la natura viene intesa come un processo di produzione: ogni unità esistente sembra inevitabilmente indotta a produrre qualcos'altro, ogni macchina è innestata sopra un'altra.
Il desiderio tutto produce e tutto vuole, anche la distruzione. Esso diviene una potenza affermativa, un appetito non più fondato sulla mancanza ma su una rinnovata fede nel processo collettivo, un qualcosa da esperire in modo corale piuttosto che in una solitudine ascetica di stampo romantico.
Milena Ignatova sfida cliché e convenzioni sociali esplorando il ruolo del femminile nella società contemporanea e promuovendo la dissoluzione di dinamiche che per troppi anni hanno costretto il corpo della donna entro la soffocante lente d'ingrandimento maschile. Le opere proposte, sviluppandosi in luoghi come le officine meccaniche, rifiutano una narrazione preconfezionata del rapporto tra i generi e danno vita a scenari alternativi in cui ciascuna donna è detentrice attiva della propria immagine. Credere fortemente nel potere femminile permette all'artista di porgere un ossequio laico all'erotismo e di demolire un immaginario che spesso scade in un banale dualismo tra l'angelico e il demoniaco.
Parallelamente, Sebastiano Bacci si innesta nel solco del giornalismo e della militanza sociale con l'obiettivo di dar voce a coloro che vengono quotidianamente silenziati e vessati nello spazio pubblico. L'instancabile bisogno di verità ci ricorda come la presenza di un corpo nello spazio sia in grado di esprimere un significato ancor prima che venga posta alcuna istanza verbale. Radunarsi diviene in molti casi l'unica alternativa possibile per contrastare precarietà e vulnerabilità. L'incontro tra corpi non è sempre un'esperienza felice, si tratta al tempo stesso di un limite e di un'adiacenza: si è vulnerabili alla distruzione da parte dell'altro ma anche responsabili della preservazione di quest'ultimo.