Biografia
Maira (Medellín, Colombia, 1992) è un’artista grafica e illustratrice che utilizza l’immagine come strumento critico, poetico e politico. Si è formata presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, dove ha conseguito un diploma di primo livello in Grafica d’Arte e Progettazione e un diploma di secondo livello in Grafica d’Arte – Illustrazione del Libro. Attualmente è cultrice della materia in Stampa d’Arte – Serigrafia presso la stessa Accademia: un ruolo che le permette di approfondire e trasmettere la ricerca e la tecnica della stampa d’arte come pratica artistica e come strumento critico.
La sua ricerca nasce dall’esigenza di attraversare le strutture che modellano l’immaginario collettivo: sistemi di potere, narrazioni dominanti e segni che, ripetuti nel tempo, si depositano come strati invisibili sulla percezione, fino a essere normalizzati e trasformati in un dogma. Quando la ripetizione diventa inevitabile e un’ingiustizia si sedimenta fino a sembrare inamovibile, è proprio lì che si colloca il suo lavoro.
Le sue stampe emergono mentre le battaglie bruciano vive, prima che le loro cenere si compattino in un granito culturale
C’è un momento, fragile e pericoloso, in cui l’essere umano sembra assentarsi: abbassa lo sguardo, chiude gli occhi, lascia scivolare via la sofferenza altrui e la volontà di reagire si affievolisce fino a spegnersi. Il suo lavoro agisce contro quel momento: lo espone, lo interrompe, lo ricorda.
La sua pratica si muove tra distopia e manifesto, due territori che utilizza sia come metodi sia come linguaggi. La distopia le permette di smontare ciò che appare naturale, inevitabile, immutabile; il manifesto le offre un registro diretto, pubblico, dichiarativo.
In questo spazio di tensione, la stampa d’arte, con la sua fisicità e la sua riproducibilità, diventa un atto di resistenza: un modo per rendere visibile ciò che viene rimosso o nascosto, dando forma a ciò che non trova spazio nei discorsi istituzionali. È un linguaggio
che apre crepe nei costrutti sociali attraverso l’immagine, che si fa mediatore tra visivo e verbale; uno strumento capace di far circolare idee, uno strumento capace di far circolare idee, moltiplicarne le possibilità e restituire l’azione artistica non a un singolo spazio, ma a una comunità intera.
Ogni stampa è un gesto che si ripete, ma mai identico; un atto che porta con sé la memoria del processo e la vulnerabilità ed esecuzione dell’attimo.
Le sue opere sono dispositivi narrativi che oscillano tra realtà e immaginazione, tra rigore tecnico e tensione emotiva.
Vive e lavora in Abruzzo, dove continua a sviluppare una ricerca che attraversa immaginazione, tecnica e narrazione, costruendo immagini che non si limitano a rappresentare il reale, ma lo mettono in discussione, lo attraversano e lo sfidano.
In questo percorso si interroga anche sul ruolo dell’intelligenza artificiale nell’arte e nella vita quotidiana, un ambito in cui le domande, prima ancora di cercare risposte definitive, aprono spazi di vigilanza, consapevolezza e possibilità.