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Névoa Na Rua

Névoa Na Rua

Classe 1964. Esperienza multidecennale in area delle tecnologie informatiche Cloud. Spinta antropologica partecipativa, frequenze in laboratori politici ed esperienze di vita all'estero. Scultura ceramica dal 2018, preparazione informale da uditore in Faculdade de Belas Artes FBAUP Porto…

Biografia

Classe 1964. Esperienza multidecennale in area delle tecnologie informatiche Cloud. Spinta antropologica partecipativa, frequenze in laboratori politici ed esperienze di vita all'estero.

Scultura ceramica dal 2018, preparazione informale da uditore in Faculdade de Belas Artes FBAUP Porto (Portogallo), iscritto in Accademia di Belle Arti L'Aquila ABAQ dal 2022 al corso triennale di Scultura.
Impianto teorico accademico basato su una critica radicale alla prospettiva.
1° anno Descrizione (ricerca)
2° anno Distruzione (situazionismo)
3° anno Liberazione (arte relazionale).
Ispirazioni e riferimenti: lettrismo, situazionismo, surrealismo.

Opere

Isole: erba sintetica, PVC da officina, 200x120cm. Residenza RAMO c/o Palazzo Mayer Fossacesia (CH), Settembre 2025

Isole: erba sintetica, PVC da officina, 200x120cm. Residenza RAMO c/o Palazzo Mayer Fossacesia (CH), Settembre 2025

'Isole': erba sintetica, PVC da officina, 200x120cm. Residenza RAMO c/o Palazzo Mayer Fossacesia (CH), Settembre 2025
Photo © Pierpaola Reato
ISOLE un luogo da cui fuggire
Il mio lavoro nasce dall’urgenza di interrogare il corpo come spazio politico, luogo di resistenza e soglia di trasformazione. ISOLE è una riflessione visiva e installativa sull’emarginazione, sull’identità negata e sulla funzione imposta. L’isola, in questo progetto, non è rifugio ma prigione: un luogo da cui fuggire, una condizione esistenziale che interroga il nostro rapporto con il potere, con il lavoro, con la performatività sociale.
Durante la residenza RAMO, sotto la guida di Stefania Galegati e il coordinamento di Giuseppe Pietroniro come risposta alla domanda "cos'è per voi un'isola?" ho replicato con "un luogo da cui fuggire" esprimendo la mia urgente necessità primaria e quotidiana alla ricerca di un rifugio sicuro e in fuga dalla contingenza escludente della povertà.
Ho sviluppato due sagome attraversabili, ispirate alle posture osservate nelle sedute di yoga mattutine come risultato dalla compressione dei solidi delle opere in ceramica prodotte nel 2018 in Portogallo ("guarda i miei piedi" e "guarda le mie mani"). Queste figure, stese a terra, evocano corpi marginalizzati: una camminante costretta a muoversi sulla terra secondo un bisogno artificiale indotto e imposto (materiale che lega terra e artificialità = erba sintetica), e un operaio inginocchiato in PVC da officina (unico luogo in cui viene riconosciuto). I piedi e le mani, ingigantiti, sono gli unici elementi “utili” al sistema, mentre il resto del corpo è minimizzato seguendo il cono della visuale prospettica ampio sul ruolo e minimo sull'identità.
Attraverso materiali industriali e icone, cerco di costruire simboli che non siano solo da osservare, ma da attraversare, da abitare (empaticamente), da mettere in discussione. Il visitatore è chiamato a scelte etiche e percettive: calpestare o aggirare, riconoscere o ignorare. Ogni gesto nel rapporto è politico.
La densità concettuale e la forza visiva nella presentazione sono state accentuate dal contrasto tra i materiali sintetici e le mura in pietra (1835-1852) del fondaco di Palazzo Mayer in Fossacesia (CH)
'Inter-pietra-azione': pietra bianca, lavorazione CNC e manuale, cavo in acciaio. Museo Laboratorio ex-Manifattura Tabacchi, Città S. Angelo (PE), Settembre 2024

'Inter-pietra-azione': pietra bianca, lavorazione CNC e manuale, cavo in acciaio. Museo Laboratorio ex-Manifattura Tabacchi, Città S. Angelo (PE), Settembre 2024

Summer School 2024 "Come un'interpretazione" Ottobre 2024, presso il Museo Laboratorio in Città S. Angelo con la supervisione di Enzo De Leonibus e Maurizio Coccia.
Come la nebbia, percepibile ma non tangibile, sia parte della scena, La povertà sia parte dell'umanità, per la sua completezza. La creatività nella quotidianità (Susan Sontag). Il testo è inscritto nello spazio geometrico di altezza "giusta", ogni porzione al di fuori di questa misura manca e fuoriesce dal piano opposto, Comprendere come tali 'avanzi' siano parte di un'armonia, come questi inganni siano necessari ad un'eleganza dell'insieme, Queste eccedenze, nella mia "interpretazione", sono ciò che Sontag chiama: "altre sensibilità creative oltre alla serietà tragica della cultura alta", lo scherzo all'occhio osservatore nel quale ritrovo contemporaneamente le altre caratteristiche della sua ricerca: ecclettismo, giocosità, sovversione, intersezionalità. O scherzo al tatto, l'opera ha infatti caratteristiche di fruibilità tattile e per sovvertire appunto lo schema della fruizione museale, siete invitati a toccarla.
'Cavallo a L'Aquila': performance, copricapo in tulle di <a href='https://www.instagram.com/_aurora_sole_/'>Francesca Rinella</a>, 20 metri di tulle. Performative 04, Museo MAXXI L'Aquila (AQ), 14 settembre 2024

'Cavallo a L'Aquila': performance, copricapo in tulle di <a href='https://www.instagram.com/_aurora_sole_/'>Francesca Rinella</a>, 20 metri di tulle. Performative 04, Museo MAXXI L'Aquila (AQ), 14 settembre 2024

Performative 2024 Museo MAXXI L'Aquila settembre 2024
Ecfrasi, l'ho appreso quest'anno, è l'utilizzo di una forma d'arte per mediare un'altra opera d'arte. Parto sempre dalla poesia. Questa volta di un poeta (solitamente invece poetesse). L'impianto della "collezione impermanente" di Lucia Bricco e Myrian Laplante mi ha permesso di estrapolare dal mio progetto "Cavallo a L'Aquila, aspettative oniriche e disillusione" le iconografie utili alla mia interpretazione del tema. Victor «Cavallo» Vitolo (Roma, 8 maggio 1947 - Roma, 22 gennaio 2000) poeta in "Ecchime" Antologia sinfonica, Stampa alternativa, 2003, giunge in Sicilia e nella strofa originale declama «Ero in provincia di Messina, bellissima, dimenticata, offesa, e svenni!». Anche io nel 2009 nell'immediatezza del post terremoto arrivo a L'Aquila e maturo e realizzo sogni. I desideri non sempre si materializzano direttamente anche se il valore del vissuto può restituire ed elargire sorprese inaspettate. Così anche io oggi, in questo momento di difficoltà oggettiva della mia sopravvivenza, ho qualcosa che mi torna di quello che ho dato. Anche io come Victor sono arrivato in una città bellissima dimenticata e offesa. Anche io sono svenuto, ho avuto un mancamento di forze. Anche il mio passaggio è stato importante e nella mia visione individualista ho "santificato" (termine difficile per un ateo come me) il mio procedere in questa città. Nell'azione realizzata eseguo un'operazione nello spazio ed un coinvolgimento, malgrado loro, delle persone presenti. Con la mia coda di tulle di 20 metri, che nasce dalla nuvola dei miei desideri razionali (copricapo realizzato magistralmente da Francesca Rinella ) procedo e gestisco la prossemica tra i presenti, altero lo spazio tra le persone, santifico nella impermanenza del mio passaggio terreno il mio tracciato. È la poesia del viaggio di "Cavallo a L'Aquila", che ora ha un senso, come me. Performative 2024 MAXXI L'aquila con la supervisione di Elena Bellantoni e David Zerbib
'Fontana Aurea': pietra della Maiella, lavorazione manuale. Lettomanoppello (PE) Simposio internazionale di scultura "10 giornate in pietra 2023" a cura di Giacinto di Pietrantonio

'Fontana Aurea': pietra della Maiella, lavorazione manuale. Lettomanoppello (PE) Simposio internazionale di scultura "10 giornate in pietra 2023" a cura di Giacinto di Pietrantonio

'Fontana Aurea': pietra della Maiella, lavorazione manuale. Lettomanoppello (PE) Simposio internazionale di scultura "10 giornate in pietra 2023" a cura di Giacinto di Pietrantonio
Nella "Fontana aurea", opera dell'artista Nèvoa-na-rua, ci sono l'essenza del ciclo vitale dell'acqua e il suo movimento. In realtà, lo scultore il cui nome d'arte in lusitano significa ebbia in strada", per il Simposio internazionale di scultura 10 Giornate in Pietra di Lettomanoppello ha realizzato un'alcòva di vita locale: una fontana illusoria che raccoglie acqua piovana, detriti e semi spontanei. Le proporzioni giuste dell'opera avviano una comprensione ottica di regole fisiche e delle successive dinamiche biologiche. Sarà nido per volatili o volume per semi che nasceranno spontaneamente. Nèvoa-na-rua, si ispira all'idea che la perfezione incontra il caso e la necessità della vita, come dice il filosofo francese Jacques Lucien Monod. Agli inizi, nel 2014, l'artista si cimenta con puntasecca e acquaforte. Dal 2018 realizza sculture in ceramica lavorando sia in Portogallo che, a più riprese, in Italia. Il suo stile è figurativo surrealista e alterna, sempre con risultati di pregio, diverse tecniche: scultura ceramica, lavorazione pietre e marmi, punta secca, incisione linoleum e installazioni. Nel suo palmarès, spicca il 1° premio alla quarta edizione KAP ART PRIZE "Trasformazione" dell'aprile 2023 con l'opera in ceramica "Maurice Utrillo, l'uomo pesce".
Testo di Miriam Di Francesco
'Torce nella notte': travertino, lavorazione manuale, scala 1:1.

'Torce nella notte': travertino, lavorazione manuale, scala 1:1.

'Torce nella notte': 2023 travertino, lavorazione manuale, scala 1:1

«L’opera di névoanarua è anche un’oper-azione, che fa del territorio un motivo di riflessione e che permette al territorio di riflettersi nella propria storia meno nota. La nostra attenzione è così portata sull’insieme di tracce che l’umanità deposita incessantemente attorno a sé, accompagnata al cospetto della voce mista con cui parla il nostro mondo, una voce in parte ricevuta, dalla vita stessa, in parte rimodellata, dalla volontà di rendere la vita più giusta. L'utopia, d'altronde, che il braccio di Virgilia D'Andrea fa sorgere direttamente dal paesaggio, additandola come l'apporto dell'azione umana migliore, è sempre uno spazio di risulta, un eccesso non calcolato, un rischio da correre per essere all'altezza del mandato che la natura medesima ha affidato alla nostra specie: non solo vivere, ma con-vivere, tra di noi e con il resto (con il mondo non umano). L'opera stessa dispiega quindi un gesto raddoppiato, il gesto dello scrivere e del rappresentare l'atto della scrittura, nel cuore più antico del mondo. D'altronde, l'atto di scrivere non è un gesto come un altro. È l'atto che forse più di ogni altro incarna la possibilità, per l'umano, di essere in cammino verso se stesso, non dimentico di ciò che è stato ma, al contempo, capace di superarlo, verso ciò che ancora non è del tutto: verso il vero, il giusto, verso, insomma, il futuro, come essere ancora indeterminato. La penna può divenire perciò una fiamma, una torcia, un lume, persino, che come un ricordo ostinato assedia il presente, gli impone di guardarsi dentro e di scegliere: essere un monito, per chi verrà dopo, o scendere a patti e diventare sempre più bieco, sancendo forse pure il punto di non ritorno. Il titolo, "Torce nella notte", che riprende il titolo di una silloge poetica di D'Andrea, dice questo e, dicendolo, ci parla di cosa siamo diventati, ma ancor più, di cosa possiamo ancora essere».
di Daniele Poccia
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