Mostra — 28 Maggio 2025
Francesca Chiola — Lisa Rastelli
Il dialogo tra le artiste Francesca Chiola e Lisa Rastelli si rivela fondamentale per analizzare temi quali la sessualizzazione del corpo femminile e la performatività costantemente richiesta ad esso. Si tratta di una doppia narrazione che accompagna il fruitore in un percorso volto ad evidenziare da un lato la crudezza della realtà corporea e dall'altro la barriera difensiva che si è soliti elevare grazie all'ausilio di supporti esterni quali la fotografia e il video.
I lavori proposti intendono analizzare dinamiche quali la sessualizzazione del corpo femminile e lo sfruttamento che in molti casi ne consegue. Serialità, precisione chirurgica, gioco, ieraticità: alcuni degli elementi impiegati per valorizzare ciò che concerne il piacere femminile e il necessario ruolo occupato dalla sessualità nel processo di emancipazione di ciascun individuo. Temi quali il consenso e l'autodeterminazione divengono centrali al fine di riappropriarsi del proprio corpo e della propria immagine, reclamando una libertà che non garantisce metodologie esatte o risposte esaustive ma piuttosto che produce un dialogo condiviso intorno all'incertezza e alla precarietà che le dinamiche affettive comportano.
Francesca Chiola intreccia gesto e materia in una pittura che vibra di silenzi, sospensioni, desideri compressi. Lisa Rastelli modula il corpo attraverso dispositivi che ne rivelano l'ambiguità, lo stratificano, lo interrogano. Entrambe aprono crepe, varchi in cui il corpo è al tempo stesso luogo di affermazione e zona di rischio. Le artiste non cercano di rassicurare ma di condividere il dubbio, l'instabilità, il movimento continuo tra esposizione e ritiro.
Il corpo immaginato tenta affannosamente di spogliarsi da dogmi religiosi ed imposizioni sociali secolari, rigettando ogni tipo di passività e manifestandosi in quanto artefice del proprio percorso individuativo. Esso rinuncia al proprio ruolo di feticcio da contemplare o al contrario da possedere: non vi è sacralità o venerazione ma l'esposizione di un'entità fragile, sia fisicamente che emotivamente. In questo dialogo, la corporeità emerge come campo d'azione, come terreno su cui ridefinire il proprio spazio, la propria voce, il proprio desiderio.