Tutte le biografie
Debora Panaccione

Debora Panaccione

Sono nata ad Atina (FR) il 17 aprile 1992. A settembre di questo anno (2024) ho conseguito il diploma accademico di secondo livello in fotografia presso l'Accademia di Belle Arti de L'Aquila. Nel 2017 ho partecipato al programma Erasmus in Spagna (Altea) presso l’”Universitat de Bellas…

Mostre a Spazio Genesi

Biografia

Sono nata ad Atina (FR) il 17 aprile 1992.

A settembre di questo anno (2024) ho conseguito il diploma accademico di secondo livello in fotografia presso l'Accademia di Belle Arti de L'Aquila.

Nel 2017 ho partecipato al programma Erasmus in Spagna (Altea) presso l’”Universitat de Bellas Artes Miguel Hernandez”. Nello stesso anno ho partecipato ad un workshop con il fotografo Antonio Biasucci, dedicato agli studenti delle Accademie d’arte italiane attraverso l’iniziativa del Padiglione Italia - Codice Italia curato da Vincenzo Trione nell’ambito della 56. Esposizione Internazionale della Biennale di Venezia.

Nel 2017 ho organizzato una mostra personale in una galleria itinerante in Aguascalientes (Messico) Dal 2020 vivo a Fontecchio (AQ), piccolo borgo medievale a rischio spopolamento, dove, insieme ad altri artisti, ho dato vita a diverse realtà artistico-culturali, tra cui “La Kap” e “Le officine” ; spazi creativi in cui vengono organizzati eventi culturali, collaborando con altre realtà  presenti sul territorio.

Ho collaborato con l'artista concettuale Jonathon Keats durante la sua residenza artistica svolta a Fontecchio e ho realizzato la documentazione fotografica di altri artisti internazionali in residenza.

Nel 2020 e 2021 ho partecipato alla mostra collettiva “Niente di speciale” organizzata dall’ artista americano Todd Thomas Brown a Fontecchio (AQ)

Ho partecipato al Festival di fotografia “Arturo Ghergo” 2023 a Montefano (MC).

A luglio 2024 ho svolto una residenza artistica di dieci giorni in Spagna, presso il Monastero di Yuso e Suso a San Millan de la Cogolla, dichiarato Patrimonio dell’Umanità.

A ottobre 2024 ho partecipato alla mostra collettiva “OMNI” organizzata dall’associazione culturale Icona presso la chiesa di San Sebastiano di Corbellino (AQ).

Opere

Debora Panaccione
Buchi Bianchi 2024 Buchi Bianchi è una ricerca artistica che ho realizzato per il mio progetto di tesi in fotografia. Si tratta di una ricerca che ha voluto indagare la fotografia sotto un aspetto puramente concettuale. Ho voluto "giocare" con il significato del fare fotografico in quanto testimone del reale utilizzando il concetto dei buchi neri in fisica. La prima immagine di un buco nero è stata ottenuta solamente nel 2019, fino a quel momento si trattava di calcoli matematici e teorie quantistiche dunque di un'astrazione, fino appunto alla prima immagine che ne ha testimoniato l'esistenza. Da questo discorso mi sono poi imbattuta nel libro del fisico Carlo Rovelli che nel 2023 (ancora più recentemente] ha pubblicato il suo libro "Buchi Bianchi - dentro l'orizzonte" in cui spiega la sua teoria sull'esistenza dei buchi bianchi, i quali, in parole semplici, sarebbero la porta d'uscita dei buchi neri. Ciò che ha attirato la mia attenzione è il fatto che, come sappiamo, i buchi neri attraggono tutto ciò che si trova vicino il loro orizzonte degli eventi (compresa la luce) e una volta entrati niente potrà più uscire perché risucchiati dall'immensa forza di gravità; ciò dunque comporta il fatto che dei buchi bianchi non si potrà mai avere un'immagine, una testimonianza, in quanto questo significherebbe dover entrare in un buco nero per poi riuscire fuori per portare la testimonianza della loro esistenza, e come abbiamo visto, ciò non è possibile.Il mio lavoro allora si è basato proprio su questa impossibilità. Ho voluto costruire delle immagini in cui il buco bianco possa esistere, testimoniato ed essere finalmente visibile. Trattandosi di una ricerca durata un anno, ho sviluppato il lavoro fotografico in quattro modalità differenti e con altrettante tecniche distinte. Il primo progetto ha riguardato il paesaggio in cui il buco bianco è stato costruito e posto fisicamente nell'ambiente per poi essere fotografato. Il secondo lavoro l'ho sviluppato partendo da alcune diapositive di storia dell'arte, in questo caso l'elemento è stato aggiunto sottraendo l'immagine, cioè grattando manualmente la diapositiva fino a creare il buco bianco. Il terzo e il quarto lavoro sono stati realizzati simultaneamente durante la residenza artistica svolta in Spagna nel Monastero di Yuso e Suso, rispettivamente uno all'interno del monastero e l'altro all'esterno. Il primo si è concentrato sulle statue religiose presenti in cui il buco bianco è stato aggiunto in post-produzione. Mentre l'ultimo lavoro ha riguardato le interviste fatte alle persone del luogo in cui ho chiesto loro di raccontarmi un ricordo bello legato al luogo. In questo caso il buco bianco da visibile torna ad essere invisibile in quanto viene interpretato attraverso le parole dei ricordi.
Debora Panaccione
RAM - memoria remota 2023 E una serie fotografica che nasce dalla necessità di utilizzare materiale visivo già esistente, con una sua storia, al fine di ricreare un'immagine altra, fuori dal suo contesto e dal suo tempo, un collage di memorie. Ho recuperato alcune diapositive appartenenti a mio padre datate agli anni 1988-89 (tre anni prima che nascessi io). Si tratta di fotografie a colori scattate da lui in cui vengono ritratti paesaggi e volti a me familiari. La caratteristica principale per me, si trova proprio nell'autenticità del pezzo fisico, in ogni singola diapositiva, in quanto su ciascuna sono presenti macchie di deterioramento, di usura data dal tempo. Ogni frammento racconta una storia che è resa ancora più unica grazie all'intervento del tempo che l'ha caratterizzata. Le immagini sono state realizzate proiettando le diapositive su una parete bianca, ho indossato abiti bianchi così da poter creare quell'effetto mimetico, in cui appaio, vengo percepita, ma non sono visibile. Concetto che ho voluto ricollegare alla temporalità delle diapositive, in cui per poco non ero davvero presente, giocando appunto con la presenza-assenza del mio corpo mischiato alla presenza-assenza delle persone raffigurate in quanto alcuni di loro non sono più qui. È un lavoro che ha la funzione di ricostruzione di una memoria personale, di una nuova immagine-ricordo. Il progetto è stato selezionato ed esposto durante il Festival di Fotografia “Arturo Ghergo” di Montefano (MC) nel 2023.
Debora Panaccione
DERMA 2023 Derma è una serie fotografica realizzata durante l'anno accademico per il corso di documentazione fotografica. Si tratta di una documentazione visiva in cui ho voluto raccontare il paese in cui vivo attualmente, Fontecchio (AQ), attraverso i suoi muri, le superfici verticali e i dettagli che in quel momento sono esistiti su di esse. Fontecchio è un piccolo borgo in fase di ricostruzione post-terremoto del 2009, è un luogo in trasformazione ed è visibile il processo; il vecchio e il nuovo si incontrano, convivono temporaneamente. Ciò che ha catturato la mia attenzione è proprio questo passaggio momentaneo tra il vecchio e il divenire, tra ciò che è sempre stato li e quello che ancora deve ancora arrivare. I muri e le superfici verticali del paese mi hanno ricordato la pelle come superficie protettiva, come involucro. Cicatrici, nei, gessi, smagliature, macchie, tatuaggi, piaghe. I muri delle case, delle chiese, medievali, nuovi, in ricostruzione, hanno la stessa valenza e concezione della pelle, cioè come materia che memorizza e che allo stesso tempo cambia.
News
laboratorio permanente di interazione — noi che...voi che...presente e futuro — autogestito — riservato ad iscritt* ABAQ + Erasmus — multi manifesto — tutte le tecniche — rotazione espositiva — archivio donazioni — caffè letterario — conviviale — assemblea aperta — spazio safe